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Tour enogastronomico in Umbria: Gubbio, Montefalco, Bevagna, Spello e Trevi

Vigna di sagrantino

Questo è un piccolo tour enogastronomico in Umbria, in cinque paesi: Gubbio, Montefalco, Bevagna, Spello e Trevi. Sono cinque tappe da fare con calma, fra cantine, frantoi, botteghe e sagre.

Ogni paese ha il suo prodotto. Gubbio ha la crescia, i tozzetti e il tartufo bianco, Montefalco il Sagrantino, Trevi il sedano nero. Bevagna e Spello stanno in mezzo, fra le vigne e gli ulivi.

Per ogni tappa ho messo i link alle ricette umbre del blog. Così chi torna a casa con il sedano, i ceci o un sacchetto di tozzetti sa già cosa farne.

Il periodo migliore è l’autunno. A ottobre c’è il sedano nero a Trevi, a novembre arrivano l’olio nuovo e il tartufo bianco.

Gubbio, prima tappa del tour dell’Umbria

Vista dalla piazza di Gubbio

Gubbio è la tappa più a nord, una città di pietra grigia ai piedi del Monte Ingino. È famosa per la Festa dei Ceri del 15 maggio, ma in cucina ha almeno due cose da portare a casa.

La prima è la crescia, che a Perugia si chiama torta al testo. Lo spiega la pagina del Comune di Perugia: stesso pane piatto, nomi diversi. La ricetta è nell’articolo sulla torta al testo, con la salsiccia e le verdure ripassate.

La seconda sono i tozzetti di Gubbio, i biscotti secchi con le mandorle e l’anice. Si comprano a sacchetti nelle botteghe del centro e si inzuppano nel vin santo.

Piazza a Gubbio

A inizio novembre c’è anche la mostra mercato del tartufo bianco. Nel 2024 era la quarantatreesima edizione, sotto gli Arconi di via Baldassini, come racconta la cronaca della Nazione.

Montefalco, la città del Sagrantino

Montefalco è la città del Sagrantino, il rosso dall’uva omonima, una delle più ricche di tannini al mondo. Sull’origine del vitigno ci sono solo ipotesi: i frati, i crociati, i monaci bizantini.

Piazza centrale di Montefalco

I primi documenti che lo nominano sono del Cinquecento. Negli anni Sessanta il Sagrantino era quasi scomparso, poi alcuni viticoltori lo hanno ripreso. È diventato DOC nel 1979 e DOCG nel 1992.

Il disciplinare prevede solo uva Sagrantino e un invecchiamento di almeno trentatré mesi, di cui dodici in botti di rovere. Accanto c’è il Montefalco Rosso, l’altro rosso della zona.

Tutta la storia, con i numeri della zona, la racconta un articolo di Linkiesta dedicato al Sagrantino. Nel paese vale la pena entrare anche nella chiesa di San Francesco, con gli affreschi di Benozzo Gozzoli.

Bevagna, fra vigne e Medioevo

Bevagna è nella zona del Sagrantino, come Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria e Castel Ritaldi. Intorno al paese ci sono molte cantine piccole, spesso a conduzione familiare.

A giugno Bevagna torna al Medioevo con il Mercato delle Gaite. I quattro quartieri storici, le gaite, gareggiano nei mestieri antichi, nel mercato e in cucina.

Vi consigliamo una visita in cantina dagli amici de La Veneranda, che vi faranno sentire a casa, in un ambiente completamente rinnovato! Vino eccellente e se avete tempo, fermatevi per la degustazione completa.

Cantina la Veneranda

Le botteghe mostrano le tecniche di lavorazione medievali, e le quattro taverne servono i piatti di un tempo. Il programma si trova sulla pagina di Umbria Tourism dedicata al Mercato.

Spello, i fiori e l’olio nuovo

Spello è conosciuta soprattutto per le Infiorate del Corpus Domini. Nella notte fra sabato e domenica gli infioratori stendono per le strade decine di tappeti fatti di petali e foglie.

Per chi viaggia in autunno, però, a Spello conta l’olio. A novembre c’è L’Oro di Spello, la festa dell’olivo e sagra della bruschetta, con i frantoi aperti e i carri della frasca.

Vicolo di Spello

La bruschetta qui è quella più semplice: pane abbrustolito, olio nuovo e un pizzico di sale. Per farla a casa basta un buon pane toscano o un pane casereccio.

Trevi, il sedano nero e la fascia olivata

Trevi sta sulla collina, in mezzo agli ulivi della fascia olivata fra Assisi e Spoleto. Secondo la pagina di Umbria Tourism sul paesaggio degli olivi, le varietà sono soprattutto moraiolo, frantoio e leccino.

Ne viene un olio fruttato, con le note amare e piccanti dell’olio nuovo, la DOP dei Colli Assisi-Spoleto. A novembre molti frantoi della zona si visitano, con le degustazioni.

sedano nero di Trevi

Sotto il paese, fra Borgo di Trevi e il Clitunno, ci sono gli orti del sedano nero, Presidio Slow Food. Il terzo fine settimana di ottobre la Pro Trevi organizza la mostra mercato, dal 1965.

Il piatto da provare è il sedano nero ripieno, con la salsiccia, fritto e poi cotto al forno nel sugo.

Come organizzare il tour enogastronomico in Umbria

Il percorso in macchina, tappa per tappa, si apre anche su Google Maps.

Gubbio è la tappa più lontana dalle altre, quindi conviene darle un giorno a parte. Spello, Bevagna, Montefalco e Trevi invece sono vicine, nella valle fra Assisi e Spoleto, e si girano bene in due giorni.

Un giro possibile è questo: il primo giorno Gubbio, il secondo Spello e Bevagna, il terzo Montefalco e Trevi. A Montefalco e a Bevagna conviene prenotare le visite in cantina. Molte aziende sono piccole, e il vignaiolo spesso è in vigna.

Per le date conviene controllare ogni anno i programmi ufficiali. Le feste si spostano di qualche giorno da un anno all’altro, e alcune dipendono dal calendario, come le Infiorate.

Cosa mangiare in Umbria, le ricette del blog

Le ricette umbre del blog seguono le tappe del giro. Da Gubbio vengono la torta al testo e i tozzetti.

Da Trevi c’è il sedano nero ripieno. Dalla Valnerina, fuori dal giro ma vicina, arrivano i ceci neri con la zuppa tipica.

Per il tartufo ci sono il tartufo bianco con le uova di quaglia e la tartare al tartufo e burrata. D’estate ci sono anche gli spaghetti al tartufo estivo. E con l’olio nuovo si può fare anche l’olio piccante.

Da Giorgione

Una nota a parte per chi volesse provare la cucina di Giorgione al suo ristorante Alla via di mezzo. I tempi per prenotare un tavolo sono lunghissimi, si parla di mesi. Noi abbiamo contattato il ristorante tramite email (presente sul sito) e, con un gran colpo di fortuna, abbiamo trovato posto per due persone per il giorno successivo.

Sulla cucina potrei spendere solo poche parole: da provare assolutamente! Voglio però dilungarmi, perché ho letto recensioni imbarazzanti con giudizi severi e negativi.

Da Giorngione

Personalmente non sono d’accordo. Dipende tutto da cosa ti aspetti. Se ti aspetti la cucina di uno chef stellato, se ti aspetti l’uovo di Cracco o la ricerca estrema sui piatti, sei totalmente fuori strada. Se ti aspetti un ambiente elegante, raffinato con un cameriere a tavolo, non è il posto che fa per te.

Troverai, invece, un ambiente informale, ragazzi gentilissimi a servire ai tavoli che devono “trottare” e ai quali perdono volentieri qualche piccola disattenzione.

Incontrerai una cucina semplice, verace, fatta con materie prime eccellenti e di qualità, cucinate bene e molto saporite. Troverai Giorgione che, da oste navigato, intrattiene gli ospiti con modi garbati e molto familiari.

E’ posto dove ci si sente a casa, dove la cucina è eccellente: la pasta fatta in casa fresca e i secondi piatti ottimi.

Non c’è un menù alla carta: si parte con un abbondantissimo antipasto a buffet, con affettati, formaggi, piatti di stagione e della tradizione romana, umbra con qualche escursione in Toscana. Poi si passa a due primi di pasta fresca (noi abbiamo mangiato gnocchi di patate al ragù bianco di cinghiale e ravioli cacio e pepe), per poi andare su due piatti di carne (faraona con patate e castagne e capocollo arrosto con rapi saltati). Per finire un tris di dolci (tortino alla pasta di mandorle, tornito al cioccolato e la panna cotta ai frutti di bosco).

Sono andato a dormire felice, l’esperienza mi è piaciuta, consiglio sicuramente di farla, però, nel rispetto di quello che è: un ristorante dove c’è passione, semplicità, coerenze e un “non nulla di olio”.

Emily che dorme felice

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