
Olio piccante fatto in casa: cinque prove e un metodo che funziona
Mangio spesso fuori per lavoro e chiedo sempre l’olio piccante, ma quasi ovunque me lo portano pessimo. Rancido, acido, stantio, a volte con un retrogusto di muffa. A un certo punto mi sono chiesto se fosse davvero così difficile mettere in tavola un’ampolla decente, e ho cominciato a provare da solo.
Perché al ristorante è quasi sempre cattivo
Le ragioni sono tre, e le riconoscete a occhio.
La prima è l’ampolla. Sta sul tavolo, alla luce, a temperatura ambiente, spesso vicino a una finestra. La luce e il calore ossidano l’olio in fretta. Un olio che passa tre mesi così diventa rancido anche senza peperoncino dentro.
La seconda è il rabbocco. Nessuno lava l’ampolla. Si aggiunge olio nuovo su quello vecchio, e il vecchio contamina il nuovo ogni volta. Basta guardare il fondo: se vedete un deposito scuro e appiccicoso, quella bottiglia non la lavano da mesi.
La terza sono i peperoncini lasciati dentro. Sembrano una garanzia di autenticità e invece sono il problema. Un peperoncino fresco è fatto per l’ottanta per cento di acqua. Quell’acqua finisce nell’olio e diventa il posto dove crescono muffe e batteri.
Aggiungete che spesso l’olio di partenza è il più economico del magazzino, e il quadro è completo.
Le due regole d’oro
Servono un olio extravergine buono e un peperoncino di ottima qualità, e poi serve la massima igiene di utensili e caraffe. Fate bollire i contenitori venti minuti prima di usarli, controllate le guarnizioni e usate tappi nuovi.
Sull’olio, un consiglio pratico. Non prendete il vostro extravergine più aggressivo. Un olio molto amaro e piccante di suo litiga con il peperoncino e copre tutto. Meglio un extravergine fruttato leggero o medio, pulito, senza difetti. Deve fare da veicolo, non da protagonista.

Sul peperoncino, scegliete in base a cosa ci volete fare. Un cayenna o un calabrese danno piccantezza netta e pulita, adatti a tutto. Un habanero porta anche una nota fruttata e tropicale, bellissima sul pesce e sulle zuppe di legumi. Uno jalapeño è troppo poco piccante e vi obbliga a metterne tanto, quindi troppa acqua. Qualunque sia la varietà, devono essere sodi, lucidi e senza macchie molli. Un peperoncino già ammaccato porta dentro la sua carica di muffe.
Un’ultima cosa sull’igiene. Bollire i contenitori venti minuti è giusto e va fatto, ma sappiate cosa fa e cosa non fa. Uccide i batteri vivi, non le spore. Sulle spore torniamo fra un attimo.
Il punto di sicurezza che dovete conoscere
Negli oli aromatizzati in casa possono formarsi muffe, ed esiste inoltre un rischio raro ma reale di botulino. Il clostridium botulinum è un batterio anaerobio, cioè cresce in assenza di ossigeno, e sviluppa la tossina dove trova molta acqua, poco sale e acidità bassa. I peperoncini freschi che restano immersi nell’olio sono quindi il caso peggiore. Per questo il metodo buono li toglie dall’olio subito dopo l’estrazione a caldo.
Vale la pena capire bene il meccanismo, perché smonta un paio di convinzioni diffuse.
Le spore del botulino sopravvivono all’acqua bollente. Muoiono a 121°C, la temperatura dell’autoclave industriale, che in cucina non avete. Quindi nessuna bollitura casalinga vi mette al riparo. Le spore però restano innocue finché non trovano le condizioni giuste per germinare. Quelle condizioni sono quattro: assenza di ossigeno, acqua libera, poco sale, pH sopra 4,5. L’olio le fornisce tutte, ma solo se dentro ci mettete qualcosa di umido.
Ecco il punto centrale. Il pericolo non è l’olio. Il pericolo è il vegetale bagnato immerso nell’olio.
Le barriere che funzionano davvero sono poche e conviene impararle a memoria. Essiccazione completa dell’ingrediente. Acidità sotto 4,5 di pH. Sale sopra il dieci per cento. Zucchero sopra il settanta per cento. Alcol. Congelamento. Tutto il resto sono rassicurazioni che non esistono.
E c’è un dettaglio che rende la faccenda seria. La tossina botulinica non ha odore né sapore. Non potete accorgervene assaggiando. Le muffe e il rancido invece li sentite benissimo, e per fortuna sono molto più frequenti.
Se una bottiglia vi lascia dubbi, non assaggiatela per capire. Buttatela. Preparate polo olio alla volta, consumate in fretta.

Le cinque strade che ho provato per l’olio piccante
Ho provato cinque strade. Le racconto tutte, anche quelle che non hanno funzionato, perché sono probabilmente quelle che state usando adesso.
1. Peperoncini freschi in infusione a freddo. È quella che fanno tutti. Regge pochi giorni, poi i peperoncini, pieni d’acqua, iniziano a decomporsi e fermentano. L’olio cambia colore, sa di rancido e punge al naso. È anche la strada meno sicura, per tutto quello che ho scritto sopra.
2. Peperoncini freschi trattati con sale e aceto. Dura di più e sulla carta ha senso. Il sale toglie acqua, l’aceto abbassa il pH. Ma se poi li lasciate nell’olio non risolvete niente. Dopo qualche giorno il gusto cambia comunque e arriva un fondo acidulo che non va d’accordo con l’olio.
3. Polvere di peperoncino a freddo. Un cucchiaino di habanero in polvere in mezzo litro d’olio. Tiene tre settimane senza alterarsi ed è comodissima. Dopo circa un mese però il sapore cambia di colpo e l’olio diventa immangiabile. La polvere resta in sospensione, si deposita sul fondo e continua a lavorare. Se scegliete questa strada, fatene poca e consumatela in fretta.
4. Peperoncini essiccati interi lasciati nell’olio. È il metodo tradizionale, quello del barattolo sulla mensola della nonna. Dal punto di vista della sicurezza è il più solido di tutti, perché senza acqua il botulino non parte. Il problema è un altro: l’estrazione è lentissima e non la controllate. Dopo un mese l’olio punge appena, dopo tre è troppo. E i peperoncini che restano dentro, sbriciolandosi, torbidano l’olio e lo fanno irrancidire prima.
5. Sale, aceto, forno a bassa temperatura e filtraggio. È il metodo buono, ed è la scheda qui sotto.
Il metodo che funziona, passo per passo
L’idea è semplice. Prima togliete l’acqua al peperoncino. Poi lo acidificate. Poi estraete il piccante con un calore basso e controllato. Poi lo buttate via.
I peperoncini restano otto ore sotto sale, così l’acqua esce per osmosi. Tagliateli a metà per il lungo e copriteli di sale grosso in uno scolapasta, con una ciotola sotto. Vedrete raccogliersi parecchio liquido, ed è esattamente quello che volete togliere.
Poi li lavate in acqua e aceto e li asciugate bene. Usate un aceto di vino da almeno il 6 per cento di acidità, in parti uguali con l’acqua. Lasciateli a bagno cinque minuti. Poi asciugateli uno per uno con carta da cucina, dentro e fuori. Devono restare asciutti al tatto, senza una goccia.
A quel punto vanno in forno dentro l’olio, a 70°C per mezz’ora. Usate una pirofila bassa e coprite i peperoncini di olio. Il punto di fumo dell’olio d’oliva è alto, quindi quella temperatura non lo altera in modo significativo. Perdete una parte dei profumi più volatili, ma è un prezzo piccolo per un olio che dura. Se il vostro forno è vecchio, mettete dentro un termometro: sotto i 100°C quasi tutti sbagliano di venti gradi.
Filtrate con un canovaccio, buttate i peperoncini e imbottigliate. Il canovaccio deve essere pulito, senza traccia di detersivo, e va scottato prima. Filtrate due volte se serve. Nella bottiglia non deve restare niente in sospensione: né pezzetti, né polvere, né deposito sul fondo.
Un olio così vi dura qualche mese in dispensa.
Dosi e conservazione
Per mezzo litro di extravergine partite da 60-80 grammi di peperoncini freschi. Con l’habanero scendete a 30-40, che è già parecchio.
La bottiglia giusta è di vetro scuro, piccola, con tappo nuovo e chiusura ermetica. Piccola è importante: ogni volta che aprite, entra ossigeno. Meglio tre bottiglie da 170 ml che una da mezzo litro aperta per mesi.
Tenetela al buio, in dispensa, lontano dai fornelli. Non sul tavolo, non sul davanzale, non accanto alla cappa. Sei mesi è il tetto ragionevole, ma il naso decide prima del calendario.
Buttate senza pensarci davanti a una torbidità che prima non c’era. Stesso discorso per un deposito sul fondo, per le bolle e per un tappo che fa resistenza strana. Buttate anche se sa di cartone bagnato, di noci vecchie o di vernice. Quello è rancido e non si aggiusta.
Come si usa
L’olio piccante non è una salsa, è un finale. Va messo a crudo, all’ultimo momento, fuori dal fuoco.
Sta benissimo su una zuppa di legumi e su una vellutata. Ottimo anche su una pizza appena sfornata, sulla bruschetta, sugli spaghetti aglio e olio e sul pesce alla griglia. Sul lampredotto pure, ma quella è un’altra storia.
Se lo scaldate, perdete quasi tutto quello che avete costruito. Il piccante resta, il profumo dell’olio no.
Olio piccante
Ingredienti
- 1 litro d'olio extravergine d’oliva
- 5 peperoncini piccanti freschi
- qb sale fino per la disidratazione
- qb aceto bianco per il lavaggio
- qb acqua per il lavaggio
Istruzioni
- Pulite i peperoncini e disponeteli in un contenitore. Copriteli di sale fino e mettete sopra un peso. Lasciateli riposare 8 ore. Il sale tira fuori l’acqua per osmosi.
- Preparate una soluzione di acqua e aceto bianco in parti uguali. Sciacquate dentro i peperoncini e scolateli bene.
- Tamponate i peperoncini con un canovaccio pulito. Lasciateli asciugare all’aria. Devono risultare asciutti al tatto.
- Mettete i peperoncini e l’olio in una pentola d’acciaio o in una pirofila da forno. Infornate a freddo e impostate il forno a 70°C.
- Da quando il forno raggiunge la temperatura contate 30 minuti. Poi togliete il recipiente dal forno.
- Lasciate raffreddare l’olio per una mezz’ora circa.
- Filtrate l’olio con un canovaccio bianco pulitissimo. Buttate i peperoncini. Non devono restare nell’olio.
- Imbottigliate l’olio in caraffe sterilizzate, con tappi nuovi. Tenetelo in dispensa.
Note
Nutrition
Fonti
- Linee guida per la preparazione in sicurezza delle conserve alimentari in ambito domestico, Istituto Superiore di Sanità e Ministero della Salute
- Rischio botulino nelle conserve alimentari, Mondo del Peperoncino
- Aromatizzare l’olio extra vergine di oliva in sicurezza, Teatro Naturale
- Come preparare conserve a prova di botulino, Fondazione Umberto Veronesi

45 Commenti
Monica
25/04/2016 alle 19:47Sono pienamente d’accordo! Quando mangio fuori non solo cerco di evitare l’olio piccante , ma anche l’olio in generale: di solito non è come quello che si usa a casa.
Ilaria
27/04/2016 alle 22:37Ciao Monica, benvenuta nel nostro blog!
Grazie per il tuo commento. Hai ragione, l’olio piccante fatto in casa è decisamente meglio di quello che si trova al ristorante. 🙂
Buona serata.
stefano
01/10/2014 alle 16:24Ciao Tommy,
complimenti per l’articolo davvero ben fatto … Ho usato il metodo 4, praticamente 2 Trinidad (freschi) tagliati a metà in mezzo litro d’olio d’oliva per circa 40 minuti a 60 gradi …
Dopo una settimana vado a prendere l’olio (tenuto al buio) e scopro che si è formata una piccola barbetta (muffa) su un peperoncino … Premesso che il suo tempo di infusione era finito (almeno per me) ma pensi che l’olio sia ancora salvo o devo buttare tutto ? Ho eliminato i peperoncini, al naso non si percepisce nulla, l’olio ha un bel colore ed è molto limpido … Ho assaggiato appena una punta di un cucchiaino e mi sembra buono piccante e saporito …
Posso rischiare ? Oppure una nuova filtrazione (se si come) ed una nuova “spadellata” a 60/70 gradi per un po’ ?
Grazie per i consigli se puoi/vuoi scrivimi anche in PM
Un saluto
Stefano
Tommy
01/10/2014 alle 17:33Ciao Stefano, benvenuto!
Perdonami ma nel post forse non ho specificato che i peperoncini freschi (anche se trattato) non dovrebbe stare nell’olio più del tempo d’infusione (40 minuti più raffreddamento). Nel post parlo di filtraggio: intendo dire di filtrare l’olio (con una garza) e togliere i peperoncini. Sinceramente non rischierei, anche se si tratta solo di muffa (e non cose peggiori).
Correggo il post e specifico meglio.
Buon olio 🙂
stefano
03/10/2014 alle 16:52No, colpa mia che l’ho tenuto per 8 giorni … Dovevo toglierlo prima 3, 4 o massimo 5 … Vediamola così, sbagliando si impara … Presupposto che è meglio non rischiare, è sbagliato alzare nuovamente la temperatura a 60/70 gradi ?
giamma
14/08/2014 alle 13:42grazie mille tommy per i consigli ti auguro una bellissima raccolta e una buona giornata a presto…. 😉
walter
13/07/2014 alle 10:21ciao tommy,mi chiamo walter ,sono di roma e letti i tuoi metodi per ottenere l’olio piccante ho notato una costante,nessuno dei tuoi metodi prevede la bollitura del contenitore dell’olio una volta riempito.credo di conoscere in parte la risposta,ossia che l’olio ad alte temperature perde parte delle proprieta’ organolettiche pero’ mi viene spontanea una riflessione…dato che di olio piccante se ne usa comunque una piccola parte e spesso mescolato ad olio “sano”,penso che se questo piccolo “sacrificio”mi puo’ garantire una maggior sicurezza forse merita maggiore attenzione ,vorrei tanto sapere tu cosa ne pensi e se hai qualche consiglio da dare nel caso qualcuno volesse provare questa metodica…ti ringrazio,alla prossima, ciao walter
Tommy
25/07/2014 alle 18:20Ciao Walter, scusami per il ritardo con cui ti scrivo ma ho da poco ripreso ad occupati del blog. E’ stato un periodo intenso…
Hai perfettamente ragione, l’olio d’oliva ha un punto di fumo abbastanza elevato, circa 200° (la temperatura oltre la quale l’olio si altera e produce sostanze nocive). Mantenere l’olio d’oliva a circa 70° per 30 minuti circa non altera significativamente le proprietà dell’olio. Inoltre la temperatura di 70° accelera il rilascio della capsaicina e degli aromi del peperoncino, permettendo di ridurre il tempo di infusione (e quindi il rilascio di sostanze organiche che con il tempo si ossidano e alterano il sapore dell’olio).
giamma
13/08/2014 alle 18:21ciao tommy ho cominciato a coltivare peperoncini quest’anno…quindi sono inesperto in materia.. mi piacerebbe farci l olio piccante ma con tutti questi siti e commenti che ho letto mi è venuta un po di paura delle muffe e che si sviluppi il batteriodel boutolino… io ho tre tipi di peperoncino : bhut jolokia white , habanero orange , lory blue pepper… vorrei sapere il metodo miglior per evitare la comparsa di muffe e batteri… grazie per la tua risposta a presto….
Tommy
13/08/2014 alle 23:43Ciao e benvenuto! Coltivare peperoncini è cosa buona e giusta, ancor di più preparare un buon olio piccante:-)
Effettivamente usare peperoncino fresco per preparare l’olio piccante può portare alla formazione di muffe e affini. Il consiglio che posso darti è quello di usare attrezzi puliti e sterilizzati (bollitura per 30 min almeno) e di prepararne poco alla volta e consumarlo rapidamente. Anche perché se ne fai una grossa quantità, dopo qualche tempo l’olio prende un cattivo sapore. Puoi fare l’olio partendo dal peperoncino fresco (attento, il bhut è veramente piccante!) seguendo il procedimento spiegato nel post: sale poi aceto sul peperoncino (alzi l’acidità e la salinità), immergi nell’olio e scaldi in forno a 70° per circa 30/40 min. Lasci raffreddare, filtri, condisci e piangi 🙂
Se hai tanta produzione, puoi essiccare i peperoncini: li tagli a pezzetti e li fai asciugare in forno ventilato (45°) oppure usi le apposite essiccatrici. Con la polvere ottenuta farai un olio piccante strepitoso seguendo lo stesso metodo: avvolgi mezzo cucchiaino in una garza, lo immergi nell’olio, scaldi in forno (70° – 30/40 min), raffreddi, getti la garza, condisci e piangi di nuovo:-)
Dai, in bocca al lupo e fammi sapere:-)
Nicola
29/10/2013 alle 09:25Ciao, ho trovato questo tuo articolo molto illuminante. Ho a disposizione due habanero e un Trinidad Scorpion, che stanno subendo il trattamento col sale. Secondo te legano bene assieme nello stesso olio, oppure è meglio fare due bottiglie separate?
Tommy
29/10/2013 alle 09:28Ciao Nicola, benvenuto!
Secondo me legano bene anche se il Trinidad è veramente piccante! Rischi di ottenere una bomba 🙂
leonardo
14/09/2013 alle 19:27ciao marco,ma nei vasetti lo versi con tutti i peperoncini o solo olio?
Corrado
19/08/2013 alle 14:26Articolo veramente ben fatto e utile. Io normalmente opto per il congelamento dei peperoncini (tassativamente calabresi) già triturati. L’olio inevitabilmente si degrada sempre e ne devo buttar via la gran parte. Forse sperimenterò il tuo metodo n°3 imbottigliando in micro bottigliette. Credo che non esponendo a ossigeno e luce un buon olio piccante possa resistere anche 1 annetto.
Ilaria
05/09/2013 alle 22:38Ciao Corrado, benvenuto nel nostro blog.
E’ sempre un peccato dover gettare dell’olio preparato con tanta cura e tante attenzioni. Se quest’anno opti per il metodo 3 facci sapere com’è andata.
Buona serata.
Marco
10/08/2013 alle 09:10Salve a tutti, riporto una mia esperienza personale ed opinabile da chi voglia, io da circa 5 anni faccio olio piccante in un unico modo, utilizzando comunque olio extravergine di oliva prodotto da frantoi locali e peperoncini cresciuti nei miei vasi…., dicevo seguo così; in una pentola larga verso quanto serve di olio e lo porto a temperatura che non si ebollizione si intende, e poi verso nella pentola i peperoncini precedentemente lavati asciugati privati dell’anima e fatti a rondelle… spengo quasi subito il fuoco da sotto la pentola e li lascio qualche minuto li a “friggere” perdono la loro croccantezza e rilasciano la loro piccantezza (capsicina) facendo diventare l’olio già rosso… poi quando è ancora caldo lo verso nel barattolo sterilizzato e chiudo… Vi dirò sarà fortuna ma io ho nella dispensa barattoli di qualche anno che non hanno mai cambiato sapore anzi si è quasi affinato…
Luigi
04/09/2013 alle 17:19Anche io uso da tempo questo metodo e funziona benissimo…
Ilaria
05/09/2013 alle 22:34Ciao Luigi, benvenuto tra noi! 🙂
Grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza. Ogni suggerimento è sempre molto prezioso per ottenere un buon risultato.
Buona serata.
Ilaria
05/09/2013 alle 22:33Ciao Marco, benvenuto nel nostro blog e scusa per il ritardo nella risposta.
Grazie mille per aver condiviso con noi la tua esperienza. Ogni suggerimento è sempre ben accetto.
Buona serata.
Jari
05/08/2013 alle 00:21Ciao. Sono capitato su questo sito per cercare la ricetta dell’olio piccante. Ora, io ho infornato per circa 40 minuti, dopo aver tenuto i peperoncini sotto sale per circa 8 o 10 ore, come suggerito. L’olio non sembra essere venuto piccante. Ho usato i peperoncini tondi, 3 tagliati in 4. Potrebbe dipendere da questo?
Tommy
06/08/2013 alle 09:52Ciao Jari, benvenuta.
Potrebbe dipendere dal tipo di peperoncino non molto piccante. Io in genere uso gli Habanero che sono piccantissimi. Prova a usare un altro tipo di peperoncino oppure a tenerli per metà tempo sotto sale.
A presto
Alessandro
24/07/2013 alle 20:03Sono capitato su questo sito per caso.
Molto interessante.
Io utilizzo peperoncino secco/essiccato e olio extra vergine di oliva freddo e conservo il tutto in frigorifero (nello sportello, con la manopola impostata a 1,5). In questo modo l’olio non ghiaccia e si mantiene buono per mesi anche con i peperoncini dentro
Saluti
Alessandro
Tommy
06/08/2013 alle 09:51Ciao Alessandro e benvenuto!
Grazie per la dritta. Effettivamente non sei il primo che consiglia di mettere l’olio in frigo. Sarà una prova che farò presto.
Saluti
Massy
16/07/2013 alle 20:24Salve, vorrei chiederle se quando fa la soluzione acqua e aceto la porta ad ebollizione o meno…
Tommy
16/07/2013 alle 23:50Salve Massy,
mescolo aceto e acqua a freddo, non c’è bisogno di scaldare.
Buona serata
leo
21/07/2013 alle 22:31Tutto molto interessante.
Ma mi chiedo possibile non ci sia un altro modo per ottenere un olio piccante duraturo senza scaldarlo. Un po’ mi dispiace. Un olio di oliva extravergine ottenuto con una spremitura a freddo (non superiore a 27 gradi) al fine di fargli mantenere tutte quelle proprieta’ organolettiche che fanno bene…
che ci si potrebbe inventare in alternativa?
Qualcuno a sperimentato altri metodi?
Tommy
06/08/2013 alle 18:07Ciao Leo,
in molto consigliano e usano il metodo a freddo, addirittura mettendo l’olio in frigorifero per meglio conservarlo. Scaldare l’olio in forno a circa 70° è vero che in qualche modo altera alcune proprietà dell’olio, ma sinceramente la piccantezza del mio olio è così alta che non noto la differenza 🙂
Un saluto
Alessandro
19/06/2013 alle 19:09Salve volevo provare con il metodo n.5 solo non ho capito quanto tempo lasciare in infusione nel l’olio a 70C. il cono per enologia ….
Tommy
19/06/2013 alle 20:47Salve Alessandro, benvenuto!
Partendo da forno freddo, dopo che avrà raggiunto la temperatura di 70° è sufficiente attendere circa 30/35 minuti. Conviene smuovere ogni tanto il cono (o la bustina).
A presto!
Carlo
28/02/2013 alle 11:44ciao a tutti, ho trovato questo sito troppo tardi.
ho appena preparato il mio olio piccante, e solo ora ho letto i rischi della muffa e batteri :S
ho tagliato a dadi i peperoncini freschi comprati al supermercato, non so che tipo siano, sono lunghi più di 10 cm. dopo averli tagliati li ho messi in una ciotola, e salati.
dopo 36 ore li ho fatti scolare (non erano perfettamente asciutti)
e ho riempito la bottiglia di olio extravergine di mezzo litro.
dopo aver letto l articolo dubito che duri un mese il mio olio ^^
Tommy
28/02/2013 alle 23:22Ciao Carlo, benvenuto!!
Scherzi a parte, 36 ore sotto sale sono un buon sistema e non credo ci siano grossi rischi … anche perché il tuo olio finirà prima di un mese 🙂
A presto
LORENZO
17/01/2013 alle 20:48a me hanno insegnato a mettere i peperoncini sotto sale per 8-12 ore, dopo di che tagliuzzarli finemente, metterli in un barattolo e riempire con olio di SEMI….il tutto mantenuto in frigo…l’olio di semi perchè congela a temperature più basse rispetto a quello di oliva…e nonostante sono abituato all’ olio di oliva del mio oliveto, vi assicuro che anche con lolio di semi viene molto bene e in frigo lo mantengo anche per diversi semi senza che cambi odore o sapore…ovviamente l’olio tende ad arrossarsi ma credo sia normale!! che ne dite?
Tommy
21/01/2013 alle 09:41Ciao Lorenzo, sinceramente non ho mai pensato di preparare l’olio piccante non utilizzando l’olio di oliva ma bensì l’olio di semi.
La cosa mi incuriosisce molto… con il prossimo raccolto proverò il tuo consiglio 🙂
Grazie e buona settimana!
Simone
26/11/2012 alle 20:12Ciao Tommy.
Innanzitutto ti faccio i complimenti per il l’articolo perché è veramente ben fatto.
Poi volevo chiederti se potevi consigliarmi un modo efficace di essiccare gli habanero. Dato che sono molto carnosi non riesco a farlo come si deve.
Tommy
26/11/2012 alle 20:33Ciao Simone,
grazie!! Effettivamente sono peperoncini difficili da essiccare. Io utilizzo un essiccatore elettrico Valla (questo per la precisione http://www.essiccatorevalla.it) che ha un prezzo abbastanza alto ma è assolutamente fenomenale. Trovi in giro altre marche a prezzi più modici, attorno ai 30/40€, che se non hai grosse quantità da essiccare vanno più che bene.
Altrimenti, se hai un forno ventilato puoi provare a impostare una temperatura attorno ai 50°/60° e lasciare i peperoncini sulla gratella per qualche ora con lo sportello socchiuso. Non ho mai provato ma alcuni amici mi hanno assicurato che funziona. Mi raccomando, dividi sempre i peperoncini nel mezzo.
Fammi sapere!
alfredo
07/10/2013 alle 16:16per essiccare l’habanero è consigliabile tagliarlo in due con una taglierina prima di esporlo al sole ; occhio a toccarlo perché di solito sono fortissimi , ma credo che tu lo sappia
enrico
28/10/2012 alle 23:18io l’ho comprata su ebay, in Italia non si trova da nessuna parte. consiglio! quando ti arriva non assaggiarla senza diluirla. è devastante!!!!! io ne ho assaggiata una goccia con uno stuzzicadente e quasi piangevo!!!!!!!!!!!
Tommy
30/10/2012 alle 14:42Grazie per la dritta, vado subito a vedere su ebay se riesco a trovarla!
enrico
20/10/2012 alle 17:38ciao, io ho comprato il DA BOMB, THE FINAL ANSWER, un estratto di HABANEROS che ha un grado di piccantezza di 1.500.000 di scoville. ho provato a diluirne un po’ nell’olio e il risultato è fantastico. potresti provare.
ps.mi raccomando non esagerare
Tommy
21/10/2012 alle 23:11Ciao! Già il nome della salsa è tutto un programma… 1,5 milioni di unità di Scoville è roba da sterminare un paese intero 🙂
Vedrò di procurarmela, mi incuriosisce davvero!
Grazie del consiglio 🙂
anto
11/09/2012 alle 22:03tranquillo tanto devo ancora farlo, grazie 😀
anto
30/07/2012 alle 11:39Ok, proverò così! In particolare quanto dura in termini di mesi questa preparazione?
Mi informerò anche sull’harissa, grazie 🙂 anche se quella del ristorante dove vado io non è agrodolce
Tommy
11/09/2012 alle 11:49Ciao Anto! Scusami mi era sfuggito il tuo commento! Spero di essere ancora in tempo!
La cottura a caldo dura circa 30 minuti mentre per essiccare i peperoncini occorrono tanti giorni (se lo fai al sole) oppure 24 ore circa se fai con l’essiccatrice elettrica.
A presto!
Tom
anto
29/07/2012 alle 18:54Al supermercato vendono nelle boccette per le spezie dei piccoli peperoncini interi già disitratati e completamente seccati. Che ne pensi del metodo a caldo con questi peperoncini? Così non si presenta il problema della polvere dispersa nell’olio, non c’è bisogno della garza tipo bustina da tè, e il tempo di conservazione si allunga.
Un’altra cosa… al ristorante cinese dove vado sempre, servono in una ciotola un pappone d’olio e peperoncini tritati, macerati, spappolati, niente semi… non saprei descriverlo con esattezza, immaginati questo bell’olio arancione saturo di “polpa di peperoncino”. Hai idea di come possano farlo?
Grazie dell’interessante articolo 🙂
Tommy
30/07/2012 alle 09:37Ciao Anto,
mi sembra una buona idea provare con i peperoncini del supermercato. Tieni presente però che la capsaicina responsabile della piccantezza è contenuta all’interno del peperone. Potresti provare a dividerli un due parti se dovesse risultare poco piccante.
Riguardo alla salsa cinese dalla descrizione mi ricorda molto l’harissa (che trovi qui). Quella che ho assaggiato io (al cinese) è piccante, agrodolce e senza semi. Prova a passare i peperoncini freschi dal passaverdura, poi aggiungi un pizzico di aglio (pestato), olio di semi (o di oliva se preferisci) per amalgamare, aceto (di riso) sale e zucchero.
A presto