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Cibreo

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Il Cibreo: viaggio nella storia della Toscana

C’è un piatto che più di ogni altro racconta l’anima della cucina toscana, quella fatta di ingegno e capacità di adattamento tanto da trasformare il “povero” in nobile. Questo piatto è il Cibreo.

Se siete amanti della tradizione culinaria più verace, probabilmente ne avrete sentito parlare come di una ricetta dal sapore antico, quasi leggendario. Il Cibreo è un pezzo di storia che arriva direttamente dalle tavole delle grandi famiglie fiorentine e dalla maestria delle cuoche di casa.

A base di rigaglie di pollo (fegatini, cuore, creste e bargigli) arricchite da una vellutata crema di uova e limone, il Cibreo divide da sempre gli animi. C’è chi lo guarda con sospetto, temendo i suoi ingredienti “difficili”, e chi lo considera il vertice della raffinatezza contadina. Ma una cosa è certa: una volta assaggiato, il suo equilibrio perfetto tra la dolcezza delle uova, l’acidità del limone e la sapidità delle carni conquista anche i palati più esigenti.

La “vittima” illustre: Caterina de’ Medici

Si racconta che la regina di Francia Caterina de’ Medici fosse talmente golosa di Cibreo da abusarne frequentemente. Le cronache dell’epoca suggeriscono che la regina avesse sofferto più di una volta di indigestioni proprio a causa di questo piatto. Pare che Caterina lo amasse così tanto da cercare di portarlo alla corte francese, rendendolo un simbolo della raffinatezza “alla fiorentina” che lei stessa cercò di trapiantare a Parigi.

Il “comfort food” di Pellegrino Artusi

Il padre della cucina italiana, Pellegrino Artusi, nel suo celebre La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, descrive il Cibreo con una definizione diventata iconica: “Un intingolo semplice, ma delicato e gentile, opportuno alle signore di stomaco svogliato e ai convalescenti”. Artusi ne apprezzava la leggerezza e la digeribilità, facendone una sorta di “piatto terapeutico” per palati raffinati ma delicati.

La citazione in Pinocchio

Il Cibreo fa persino una comparsa letteraria nel capolavoro di Carlo Collodi. In uno degli episodi, si racconta di un banchetto pantagruelico: “Dopo la lepre si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di starne, di conigli, di ranocchi, di lucertole e d’uva paradisa”. La nota ironica del libro sottolinea però che “Quello che mangiò meno di tutti fu Pinocchio”.

Etimologia di cibreo

L’etimologia del termine cibreo è affascinante perché, come spesso accade per i piatti più antichi, si muove tra influenze linguistiche europee e interpretazioni popolari. Esistono principalmente tre filoni di pensiero tra gli esperti:

La derivazione francese (la tesi più accreditata)

La maggior parte dei linguisti, incluso il vocabolario Treccani, riconduce il termine al francese antico civé (da cui deriva il moderno civet), che indicava un intingolo a base di cipolla (dal latino cēpa). In area toscana, questa radice linguistica si è evoluta, passando da un termine generico che indicava una salsa o uno stufato di selvaggina, a un nome specifico per identificare il particolare guazzetto di rigaglie di pollo legato con uova e limone.

“Gigèria”

Una teoria suggestiva, citata anche dall’Accademia della Crusca, ipotizza che la parola sia una deformazione del termine latino gigèria. Gigèria era il termine tecnico usato in latino per indicare le interiora dei polli (il “quinto quarto” dell’epoca). Secondo questa interpretazione, il nome sarebbe quindi una trasformazione popolare, quasi onomatopeica, che ha adattato un termine dotto latino alla parlata fiorentina.

La radice “Cibarium”

Infine, alcuni studi di matrice più popolare collegano il nome al latino cibarium, che indicava il cibo destinato agli schiavi o alle classi meno abbienti. Questa tesi enfatizza la natura “povera” dell’origine del piatto, composto da parti del pollo che solitamente venivano scartate o destinate al consumo di chi non poteva permettersi le carni pregiate.

Senza lilleri un si lallera.
I “lilleri” in dialetto toscano sono i soldi: in sostanza senza soldi non si fa niente.

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Cibreo Toscano

Tommy
Un antico e raffinato intingolo della tradizione fiorentina, a base di rigaglie di pollo legate con una vellutata crema di uova e limone.
Nessun voto
Preparazione 20 minuti
Cottura 45 minuti
Tempo totale 1 ora 5 minuti
Portata Secondo piatto
Cucina Toscana
Porzioni 4 persone
Calorie 293 kcal

Equipment

  • Tegame capiente

Ingredienti
  

  • 300 g fegatini di pollo
  • 200 g cuori di pollo
  • 4 creste di pollo già pulite e spellate
  • 3 tuorli d’uovo
  • 1 limone succo
  • 1 Cucchiaio farina
  • 50 g burro
  • q.b. brodo di carne
  • q.b. sale e pepe

Istruzioni
 

  • Pulisci i fegatini togliendo il fiele. Scottate le creste in acqua bollente, spellatele e dividete in due o tre pezzi.
  • In un tegame sciogliere il burro. Aggiungi i fegatini, i cuori e le creste tagliati a pezzetti.
  • Rosola a fuoco vivace per pochi minuti, sfumando se necessario con un mestolo di brodo per mantenere le carni umide.
  • Regola di sale e pepe e porta a cottura completa aggiungendo altro brodo se il fondo si asciuga troppo.
  • In una ciotola, sbatti i tuorli con il succo di limone fino a ottenere una crema liscia.
  • A fuoco spento, versa il composto di uova e limone nel tegame con le carni. Mescola rapidamente per creare una crema densa e vellutata, facendo attenzione a non far strapazzare l’uovo.
  • Servi ben caldo, preferibilmente su crostini di pane toscano.

Note

Il segreto del Cibreo risiede nell’equilibrio perfetto tra l’acidità del limone e la ricchezza dei tuorli. Non far mai bollire la salsa dopo aver aggiunto l’uovo per evitare che impazzisca.

Nutrition

Calorie: 293kcalCarboidrati: 4gProteine: 24gGrassi: 20gGrassi saturi: 10gGrassi polinsaturi: 3gGrasso monoinsaturo: 6gGrassi trans: 0.5gColesterolo: 604mgSodio: 177mgPotassio: 345mgFibre: 0.5gZucchero: 1gVitamina A: 14355IUVitamina C: 24mgCalcio: 37mgFerro: 12mg
Keyword Fiorentina, Frattaglie, Tradizione
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