
Il lampredotto: il panino di Firenze
Il lampredotto è il panino di Firenze. Lo trovate nei chioschi sparsi per il centro, a ogni ora del giorno. Chi lo prepara si chiama lampredottaio. In città però molti dicono trippaio, perché gli stessi banchi vendono anche la trippa alla fiorentina.
Non è un piatto da ristorante. È un piatto da marciapiede. Si mangia in piedi, in cinque minuti, con un bicchiere di vino della casa appoggiato sul banco. E costa poco, cosa che a Firenze non è più tanto scontata.
Che taglio è il lampredotto
Come taglio, il lampredotto è uno dei quattro stomaci del bovino. Ha gusto deciso e colore scuro.
Per la precisione è il quarto, l’abomaso: l’unico vero stomaco, quello dove agiscono i succhi gastrici. Gli altri tre sono prestomaci: rumine, reticolo e omaso. Nel resto d’Italia finiscono tutti insieme sotto la parola trippa. Firenze invece li distingue uno per uno e li chiama con nomi suoi: croce, cuffia, centopelle. È una città che sulle frattaglie ha un vocabolario da specialisti.
Il lampredotto stesso è fatto di due parti attaccate. La gala è la porzione magra e increspata. La spannocchia è più chiara, più grassa e gelatinosa. I lampredottai le usano insieme, ma potete chiederne una sola. La gala per chi vuole il morso asciutto, la spannocchia per chi cerca la parte che si scioglie.
Il nome sembra arrivare da lampreda, un’anguilla che un tempo viveva in Arno. Il lampredotto le somiglia nel colore e nelle pieghe. Lo storico Franco Cardini la spiega anche in un altro modo. La lampreda era pesce da signori. Il lampredotto era la versione dei poveri, la cosa che le somigliava e che potevi permetterti.
Una storia lunga
Il lampredotto non è una moda recente, è uno degli street food più antichi d’Italia.
Già nel Quattrocento la trippa si vendeva sulle panche, nei vicoli e nelle piazze di Firenze. I trippai erano una corporazione importante, seconda solo a quella dei macellai. Ai tempi dei Medici avevano le botteghe sul Ponte Vecchio. Comodissimo, perché gli scarti finivano dritti in Arno. Poi arrivarono gli orafi e il granduca sfrattò i trippai. Ecco perché oggi sul ponte trovate anelli e non frattaglie.
Il lampredotto come lo conosciamo noi però è soprattutto una storia dell’Ottocento, e ha un quartiere preciso: San Frediano. Lì, verso la metà del secolo, aprirono i macelli lungo l’attuale lungarno Soderini. In grandi calderoni si bolliva la trippa, poi la distribuivano in città. Da quei calderoni partivano i venditori ambulanti con i loro carretti, i barrocci. Si piazzavano dove c’era gente: davanti a San Lorenzo nei giorni di mercato, davanti alle fabbriche all’ora della merenda.
Vasco Pratolini li mette dentro Il Quartiere, con gli operai che fanno colazione al banco. E c’era anche un modo di dire che spiegava il calendario: “sabato trippa!”. Si macellava fra giovedì e venerdì, la roba non si conservava, quindi il sabato era il giorno buono.
La cottura fa tutta la differenza
La cottura fa tutta la differenza. I lampredottai lo tengono immerso nel brodo vegetale per molte ore. Il fuoco resta bassissimo e il tempo è lungo. Solo così la carne diventa morbidissima e saporita. Poi il lampredottaio la taglia a striscioline sottili e riempie il panino.
Il brodo non è acqua e sale. Dentro ci vanno cipolla, sedano, carota, pomodoro e qualche chiodo di garofano. A fine cottura quel brodo è il vero patrimonio del banco. Più il pentolone lavora, più il brodo diventa buono. Nei chioschi storici non finisce mai davvero.
L’altra cosa che conta è il coltello. Il lampredotto si taglia sul tagliere, a mano, in striscioline sottili. Non a cubetti, non a pezzi grossi. I lampredottai lo fanno in tre secondi senza guardare. A casa le prime volte vi verrà male.
Il gesto che non dovete saltare
C’è un gesto che non dovete saltare. Prima di chiudere il panino, inzuppate la metà superiore del pane nel brodo di cottura. Il pane resta morbido e porta con sé tutto il sapore del brodo.
Il pane, a Firenze, è la semelle: un panino tondo e morbido, con la crosta sottile. Assorbe senza sfaldarsi. Al banco vi chiederanno “bagnato?”. Vogliono sapere se il panino intero deve fare un tuffo nel pentolone prima di arrivarvi in mano. Rispondete di sì almeno una volta nella vita.
Sopra ci va la salsa verde: prezzemolo tritato, olio, sale e pepe. Chi vuole aggiunge aglio e peperoncino. Nei chioschi la salsa verde vera porta anche mollica bagnata nell’aceto, capperi e acciughe. È quell’acidità che taglia il grasso.
E poi c’è la seconda salsa, quella rossa, il piccante: olio, peperoncino, a volte pomodoro concentrato. Sono due scuole di pensiero, e la risposta giusta alla domanda “verde o piccante?” è: tutte e due. Su un panino così il peperoncino non è una bravata: è proprio la cosa che rimette in equilibrio il boccone.
Non è la trippa alla fiorentina
Al banco vendono anche la trippa: ricordate che sono due piatti diversi.
La trippa alla fiorentina è un altro taglio, i prestomaci. Si taglia a striscioline e si stufa nel pomodoro con il soffritto. Arriva nel piatto con una manciata di parmigiano. È un secondo, si mangia seduti, si mangia col cucchiaio.
Il lampredotto è brodo, non sugo. Non ha pomodoro nel piatto, non ha formaggio, non ha bisogno di un tavolo. Se qualcuno vi propone un lampredotto in umido col parmigiano, state mangiando un’altra cosa.
Una nota per i diffidenti: nonostante la fama, siamo di fronte a una carne magrissima. Cento grammi di trippa stanno poco sopra le cento calorie. Il colesterolo c’è, il grasso quasi no.
Il mio trippaio
Ho un ricordo preciso legato a questo panino. Da studente universitario facevo merenda dal trippaio di viale Morgagni. Lo avevo soprannominato Il Sudecio, e il soprannome dice già abbastanza. Il lampredotto però era ottimo.
E credo sia proprio questo il punto del lampredotto: non è un cibo che si giudica dall’ambiente. Il banco può essere unto. La tovaglietta può non esserci. Il vino può arrivare in un bicchiere di plastica. Quello che conta è il pentolone, quanto tempo ci sta dentro la carne e da quanti anni quel brodo va avanti. Ho visto file di venti persone davanti a chioschi bruttini. E file di zero persone davanti a locali bellissimi.
Se passate da Firenze e volete andare sul sicuro, partite dai banchi storici del Mercato Centrale e di Sant’Ambrogio. Anche il centro fra piazza dei Cimatori e via de’ Macci non delude. Ma il metodo migliore resta un altro: guardate dove si ferma chi ha la tuta da lavoro.
Farlo a casa
A casa la ricetta è semplice e serve soprattutto pazienza. Fra brodo e cottura ci vogliono tre ore, quasi tutte senza fare niente. Ordinate il lampredotto al macellaio con qualche giorno di anticipo, perché non è un taglio sempre pronto al banco.
Chiedetelo già pulito, e chiedete se possibile gala e spannocchia insieme. Per quattro panini ne bastano 600-700 grammi.
Il procedimento è questo. Mettete in una pentola alta acqua fredda, una cipolla, una carota e una costa di sedano. Aggiungete due pomodori maturi (o un cucchiaio di conserva), qualche gambo di prezzemolo e due chiodi di garofano. Portate a bollore e calate il lampredotto intero. Da quel momento abbassate al minimo: deve sobbollire appena, con la superficie che fa qualche bolla ogni tanto e basta. Due ore e mezza, tre se il pezzo è grosso. Salate solo a metà cottura.
Quando la carne si fora senza resistenza con la forchetta, è pronta. Tiratela fuori, appoggiatela sul tagliere e tagliatela a striscioline sottili mentre è ancora bollente. Rimettetela nel brodo caldo fino al momento di servire. Se si asciuga diventa gommosa.
Poi montate il panino. Aprite la semelle, inzuppate la parte superiore nel brodo, riempite di lampredotto ben caldo, salate, pepate, salsa verde, salsa piccante. Chiudete e schiacciate leggermente con la mano. Mangiatelo subito, in piedi, con due mani e un tovagliolo sotto.
Il brodo che avanza non si butta mai. Filtratelo e congelatelo: è la base di una zuppa che vi ricorderà Firenze in gennaio.
Panino al lampredotto
Ingredienti
- 700 g di lampredotto
- 6 panini
- 1 cipolla
- 1 costa di sedano
- 1 spicchio d'aglio
- 1 carota
- 1 pomodoro
- qb prezzemolo
- qb sale
- qb pepe
- qb peperoncino facoltativo, per la salsa verde
Istruzioni
- Versate 4 litri d’acqua in un pentolone e salate. Unite la cipolla, la carota, l’aglio, il sedano, il pomodoro e metà del prezzemolo. Portate a bollore.
- Dopo un’ora unite il lampredotto lavato. Abbassate subito la fiamma al minimo. Cuocete circa due ore, sempre a fuoco bassissimo.
- Preparate la salsa verde. Tritate il prezzemolo rimasto e conditelo con olio, sale e pepe. Se vi piace, aggiungete uno spicchio d’aglio e del peperoncino.
- Tagliate il lampredotto a striscioline. Aprite i panini a metà e immergete la metà superiore nel brodo di cottura. Farcite con il lampredotto e coprite con la salsa.





68 Commenti
carla emilia
30/04/2012 alle 20:55Qui mi butto a pesce: il lampredotto mi piace tantissimo! Brava come sempre. Un bacione e buona festa
Tommy
05/05/2012 alle 15:18Grazie !!!
Emanuela
30/04/2012 alle 13:12Molto più che invitante! 🙂
Un bacione!
Ilaria
30/04/2012 alle 13:18Un vero panino fiorentino doc… 😉
Un abbraccio e buon lunedì (spero di ponte anche per te!).
Antonella
30/04/2012 alle 10:43Riesci sempre a rendere ogni tuo piatto uno spettacolo.. che buono
Ilaria
30/04/2012 alle 11:11Grazie cara, sei sempre troppo gentile!
Buon lunedì!
Enza
30/04/2012 alle 09:32ne ho sempre sentito parlare ma mai l’ho mangiata..o almeno mai da solo in un panino come fate
a Firenze,.da noi la si mette insieme alla trippa,cento pelle ecc per fare il brodo per la zuppa!!
appena ripasso per Firenze verro’ a mangiarla….
Buona settimana!!
Ilaria
30/04/2012 alle 11:10Il panino al lampredotto è d’obbligo quando si gira per le vie del centro.
Buona settimana anche a te!
emi
29/04/2012 alle 23:25mai provato…ma ha tutta l’aria di essere gustoso!!complimenti… ^^
Ilaria
30/04/2012 alle 11:09Lo si trova solo a Firenze e solo nei chioschi. Altrove è praticamente introvabile a meno di qualche occasione particolare.
Un bacio.
maria
29/04/2012 alle 22:08Caspita che bel panino!!!
Ilaria
30/04/2012 alle 11:08Un panino fiorentino doc!! 🙂
Buon lunedì (spero di ponte anche per te!).
Ely
29/04/2012 alle 21:54Oh e qui cado, lo mangio d’estate quando vado in Toscana al mare e alle feste di paese c’è sempre qualche banchetto è una meraviglia… Baci
Ilaria
30/04/2012 alle 11:07Infatti, oramai lo si trova solo nei chioschi. Nelle sagre di paese è d’obbligo!
Un abbraccio.
marisa
29/04/2012 alle 16:53Mi incuriosisce molto questa ricetta :))) sarà difficile trovare la materia prima :))
un bacione
Ilaria
30/04/2012 alle 11:07E’ un vero panino tipico fiorentino! Anche da noi non lo si trova sempre.
Un bacione anche a te!
Chiara
29/04/2012 alle 14:45Ciao..spero di farti cosa gradita..ma sul mio blog troverai un premio per te (sezione premi) ^_^
Ilaria
29/04/2012 alle 15:35Grazie mille tesoro, sei stata gentilissima a pensare a noi!! Di fortuna c’è sempre bisogno!
Un abbraccio grande grande.
Buona domenica.
ombretta
29/04/2012 alle 13:18Ciao Ilaria , ne avevo sentito parlare del lampredotto ma non sapevo che parte fosse effettivamente dell’animale… a dire la verita’ pensavo non mi piacesse quando ho letto ma a vedere il tuo panino mi fa venir fame:-) e allora se mi capita di passare per la Toscana voglio provare uno di questi panini! baci
Ilaria
29/04/2012 alle 14:18Non ne sono certa, ma secondo me lo si trova solo a Firenze e dintorni.
A me non piace molto, ma Tommy lo adora. Ogni volta che lo trova a vendere si fa tentare da questo panino.
Buona domenica!
speedy70
29/04/2012 alle 10:57adoro queste ricettine regionali!!!!!
Ilaria
29/04/2012 alle 14:16Grazie Speedy. Ci stiamo divertendo molto a paetecipare a questa rubrica e stiamo scoprendo tantissimi piatti che non conoscevamo assolutamente.
grazia
28/04/2012 alle 22:55La trippa mi piace molto…e cosa poi non mi piace???…. e mia madre la cucina molto bene ma con modalità diversa e ti dico che a quest’ora della sera mi mangerei un panino come questo..
Bella e dettagliata la spiegazione..salvo la ricetta!
Un bacione
Ilaria
29/04/2012 alle 14:19Dai trippai fiorentini si trova sia la trippa che il lampredotto. Adesso che mi ci fai pensare la trippa potrebbe essere una delle prossime ricettine regionali…
Un bacio e buona domenica!
sabrina
28/04/2012 alle 17:02Mai sentito: da provare. Grazie per la tua ricetta e buona domenica
Tommy
28/04/2012 alle 19:11Prego, grazie della visita e buona domenica anche a te!
Stefania
28/04/2012 alle 14:36‘ tocco è passato da un pò ma me lo mangerei ben volentieri uno adesso, mannaggia quanto tempo che non mi gusto un bel panino così. Sono anni che non salgo o scendo (a seconda di dove mi trovo) a Firenze…
Tommy
28/04/2012 alle 19:11Io invece ne farei volentieri a meno di dover andare a Firenze tutti i giorni (o quasi)… scherzi a parte, ho mangiato un panino al lampredotto dal trippaio non tanto tempo fa.
delizia divina
28/04/2012 alle 12:59che bel panino invitante!!!
Tommy
28/04/2012 alle 19:10… invitante davvero… e comincio ad avere fame 🙂
Claudia
28/04/2012 alle 11:14Amo la carne.. e sicuramente qusta farcitura per panini!!!! smackkkk buon sabato!
Tommy
28/04/2012 alle 19:09Anche a me piace la carne!! Buona domenica e grazie della visita!
artù
28/04/2012 alle 08:55Questa è una delizia vera e propria….il cibo “da strada” da assaporare camminando tra città meravigliose come Firenze è qualcosa di sublime!!!
Tommy
28/04/2012 alle 19:08Il lampredotto è una vera istituzione in città… ed è decisamente bello passeggiare per le vie del centro con un bel panino…
Mary
28/04/2012 alle 08:28Mai assaggiato, ma a vederlo mette una voglia ! Buona giornata 🙂
Tommy
28/04/2012 alle 19:04Vero, in particolare verso quest’ora… quando comincio ad avere decisamente fame.
Zenzero Blu
28/04/2012 alle 07:26Mai assaggiato, ma mette appetito!!Comunque complimenti!!!
Tommy
28/04/2012 alle 19:03E’ un piatto che si trova quasi esclusivamente a Firenze… ti consiglio di assaggiarlo!
Buona serata
Chiara
28/04/2012 alle 00:52Un morsetto nonostante l’orario orrendo si può??????? fa una voglia pazzesca!
Tommy
28/04/2012 alle 19:03Ma certi che si può! Il lampredotto è buono a tutte le ore… sai che i chioschetti sono aperti anche di notte?
Le mezze stagioni
28/04/2012 alle 00:37che buonooooo 🙂 Gli do un morso e vado a letto…ok??? 😉
Tommy
28/04/2012 alle 18:56Ok, dai, io quasi quasi lo preparo in settimana.
donaflor
27/04/2012 alle 23:42eh no…no…sicuramente non è da farsi sfuggire questo gustoso panino al lampredotto!!! sarà buonissimo! ma sai che non conoscevo questa parte del bovino? grazieeeee di questa informazione e di questo panino stupendo!
bacioni
Tommy
28/04/2012 alle 18:56Non è una parte nobile e credo che al di fuori della Toscana sia veramente poco diffusa e difficile da trovare. Però se chiedi al macellaio probabilmente saprà darti info più precise.
Chiara
27/04/2012 alle 23:24non ho mai avuto l’occasione di mangiarlo, la prossima volta che ritorno a Firenze non me lo lascerò scappare! Ricordo un trippaio vicino al mercato del porcellino, dal suo banchetto si sprigionavano vapori e profumi deliziosi….buon weekend…
Tommy
28/04/2012 alle 18:54Il trippaio del mercato è famosissimo, secondo me lì vai sul sicuro!
elena
27/04/2012 alle 22:34Splendido questo panino… a Firenze sì che sapete cucinare la trippa, la più buona che ho assaggiato in vita mia …una piccola trattoria vicino al Battistero ..una via laterale….cerco di ricordare ma magari ha già cambiato 3 gestioni diverse , parlo di 14 anni fa….
Simpatiche le frasi in dialetto, ma il bello è sentirli dal vivo, è la vostra parlata che è simpatica!!!
Un bacione, elena
Tommy
28/04/2012 alle 18:54Fiorentini trippai e mangia fagioli… tutto vero 🙂
La trippa si mangia buona in tante trattorie fiorentine… è uno dei piatti tipici e più famosi.
Buona giornata
tina
27/04/2012 alle 22:25HO L’ACQUOLINA,Anche se ho già cenato,meraviglioso questo panino:)
Tommy
28/04/2012 alle 18:51Ah ah ah … anche io ne vado matto!
Yrma
27/04/2012 alle 22:20Un celebre panino per una meravigliosa realizzazione ad hoc!!! Bravissimiiiii ragazzi!!!!Voi onorate alla grande la vostra bellissima terra!!!!Un bacio e buon we
Tommy
28/04/2012 alle 18:51Ciao Yrma, grazie!!! Troppo buona!!
sabina
27/04/2012 alle 22:19questo lo conosco, lo aveva fatto Irene Grandi ad una trasmissione di cucina.
baci
Tommy
28/04/2012 alle 18:49Ah, Irene Grandi… l’ho incontrata un paio di volte in giro per la città, ma mai a mangiare il lampredotto 🙂
Le Ricette di Tina
27/04/2012 alle 22:06mai assaggiato ma mette appetito solo a guardarlo!!bravissimi!!ciao ragazzi
Tommy
28/04/2012 alle 18:46Ma sai che anche io l’ho scoperto da grandicello… e spesso mi fermo ancora a mangiare dai trippai fiorentini.
Ciao Tina, a presto!
Semplicemente Buono
27/04/2012 alle 22:03Non l’avevamo mai sentito!! Certo che ne abbiamo ancora di cose da imparare, e sopratutto da assaggiare!!!! Adesso con questa rubrica non abbiamo più scuse!
Buon fine settimana!
Tommy
28/04/2012 alle 18:45Questa rubrica è davvero una bella risorsa di idee e di spunti!
Babi
27/04/2012 alle 22:02Ragazzi questa è una specialità che chi passa per Firenze non dovrebbe lasciarsi scappare per nessun motivo… È spettacolare, vorrei provare a prepararlo, ma sono certa che mangiato per le strade della vostra splendida città abbia tutto un altro sapore. Grazie davvero, foto splendide!
Ilaria
28/04/2012 alle 17:48E’ davvero d’obbligo il panino con il lampredotto quando si girella per le strade del centro.
Buon weekend tesoro!
Elly
27/04/2012 alle 22:02Pur essendo andata svariate volte a Firenze non mi sono mai imbattuta in un panino col lampredotto! E’ una lacuna da colmare la prossima volta che tornerò!!!
In tutto il post mi è rimasto un dubbio…. Ma Matilde, chi è??? Hahahaha Grazie per il sorriso che mi hai dato anche stasera!!! Baciotti a te e signora!!!
Ilaria
28/04/2012 alle 17:47Questo panino lo si trova solo nei chioschi, in altri locali è praticamente impossibile da trovare. Il suo sapore è decisamente particolare. Io non lo gradisco troppo, a differenza di Tommy che invece lo adora… 🙂
Matilde è la figlia di Tommy, che in questi giorni ha avuto un po’ di febbre e per questo motivo non poteva bagnarsi…
Buon weekend!
2 amiche in cucina
27/04/2012 alle 21:56mai assaggiato, ma mi incuriosisce molto, quante cose sto imparando….baci e buon weekend
Ilaria
28/04/2012 alle 17:44E’ vero, questi giri culinari ci fanno scoprire tantissime squisitezze.
Buon weekend anche a te!
Renata
27/04/2012 alle 21:45Che splendida presentazione per un panino famosissimo!!!!!!!!!!
Complimenti Tommaso!!!!!
e grazie mille di tutte le informazioni e della ricetta proverò a prepararlo anch’io!!!!!!!
Buon fine settimana!!!!!!!!!
Ilaria
28/04/2012 alle 17:44Questo panino è tipicissimo di Firenze. Non so se nel resto della Toscana viene preparato.
Buon weekend anche a te!
Rumi
27/04/2012 alle 21:42uuhhh sembra buonissimo tesoro!!! Peccato non aver saputo prima della sua esistenza altrimenti a firenze un pensierino ce lo facevo!
In siclia abbiamo anche un piatto simile ma lo chiamiamo “u paninu cha meusa” a è fatto con tutti i tipi d’interiora possibili…
Il tuo invece sembra così buono!!!
bravissimi entrambi! bacioni e buon week end!
Ilaria
28/04/2012 alle 17:42Il lampredotto lo si trova a vendere solo nei chioschi. E’ una vera rarità trovarlo in qualche ristorante.
Buon weekend anche a te tesoro!