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Qualche notizia sui peperoncini

millePeperoncini

Peperoncini

I peperoncini appartengono alla famiglia delle Solanaceae, un grande gruppo di piante originarie delle Americhe ma diffuse e coltivate in tutto il mondo a cui appartengono anche la patata, il pomodoro e la melanzana.

Tutti i peperoncini fanno parte del genere capsicum e molti di quelli che si possono coltivare con facilità appartengono alle specie annuum.

L’etimo della parola latina “capsicum” è incerto: per alcuni deriva da “capsa” (scatola) per la forma baccata del frutto ricca di semi all’interno, per altri deriva invece dal greco “kapto” che significa mordere, in riferimento forse alla piccantezza che morde la lingua.

Le prime coltivazioni di peperoni risalgono a circa novemila anni fa nella valle del Messico e nel Nord America, ed erano chiamati “chili” nel linguaggio locale. Malgrado la loro antica origine, i peperoncini hanno fatto la loro comparsa nel vecchio continente solo quando Colombo li introdusse in Europa alla fine del XV secolo.

Ci sono centinaia di varietà di peperoncino e possono avere sia un gusto dolce sia estremamente piccante. Innumerevoli sono le proprietà mediche: svolgono un’azione benefica sulla circolazione sanguigna, sono in genere ricchi di vitamina C e favoriscono la digestione dei cibi ad elevato contenuto d’amido.

Tutti i tipi di peperoncino piccante contengono un alcaloide chiamato capsaicina (formula chimica C18H27NO3), sostanza che produce una sensazione di bruciore in bocca, irritante per gli occhi e con forti proprietà vasodilatatrici.

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Piccoli peperoncini crescono …

Fatalii red

Fatalii red

Questa mattina ho scattato alcune foto ai miei pargoli.
La crescita procede abbastanza bene, anche se alcune varietà (quelle indiane)  mostrano qualche difficoltà in più nello sviluppo. Anche lo scorso anno avevo notato questa differenza. Effettivamente i vari Naga, Bhut  e Bhit sono piante molto difficili da coltivare. Risentono tantissimo anche delle più piccole variazioni delle condizioni climatiche. Giusto per fare un esempio, due settimane fa ho abbassato la temperatura del terreno da 30° (trenta!) a 28° perché la temperatura interna della serra era salita fino a 38°. Ecco, le piantine indiane hanno rallentato vistosamente la loro crescita …

Comunque, al momento procedo sempre con una o due annaffiature: una al mattino prima di accendere le luci se durante la notte il terreno si è asciugato troppo, e una alla sera poco prima di spegnere le luci.

L’illuminazione con i neon è sempre di circa 16 ore (dalle 6 del mattino fino alle 22 di sera). Alcune piantine sono cresciute così in fretta che non mi ero accorto che erano arrivate a sfiorare i neon: qualche giovane fogliolina si è scottata e accartocciata. Comunque la cosa non è preoccupante, altre foglioline sono già spuntate.

Diciamo che la germinazione è stata soddisfacente, i semi sono quasi tutti germogliati, ad esclusione di una busta di Jalapeno comprata al consorzio agrario. Probabilmente erano stati conservati male … peccato …

Seguono alcune foto.

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Harissa

 

 

Harissa

Oggi vi propongo una ricetta per poter fare l’harissa in casa.

La parola harissa deriva dalla radice Araba harrass (ridurre in un impasto). L’harissa, è un condimento molto diffuso nei paesi del nord Africa, in particolare in Tunisia. Si tratta di una salsa piccante a base di peperoncino, aglio e olio d’oliva che spesso accompagna il cuscus, ma anche la pasta, le minestre, le insalate e il kebab.

Ho preparato l’harissa utilizzando numerose varietà di peperoncino: cayenna, thai, calabresi, tabasco …

A mio avviso la migliore è risultata quella con i peperoncini di cayenna, molto saporita e piccante al punto giusto.

Però nessuno vieta di preparare la salsa con habanero o naga :-)

Ecco la ricetta base:

Harissa – ingredienti:

3 spicchi d’aglio
olio extravergine d’oliva q.b.
250gr di peperoncini rossi piccanti
sale marino
1 limone

 

Preparazione ricetta harissa:

1. Per prima cosa pulite bene i peperoncini, lavateli, eliminate il picciolo e apriteli nel mezzo. Se preferite una salsa meno piccante rimuovete una parte dei semi (oppure usate peperoncini meno piccanti).

2. Metteteli in un recipiente con acqua fredda, il succo di 1/2 limone, un pizzico di sale e lasciateli a bagno per circa 1 ora.

3. Trascorso il tempo, scolate bene, tamponate con uno straccio per rimuovere l’acqua in eccesso e lasciateli asciugare all’aria per un po’ di tempo (più sono asciutti e meglio è).

4. In un mortaio oppure in un mixer elettrico amalgamate aglio e peperoncini aggiungendo l’olio a filo in quantità tali per ottenere una pasta omogenea e densa. Aggiungete il succo limone avanzato, salate e mescolate bene.

5. Mettete l’harissa così preparata in un barattolo di vetro avendo cura di ricoprirla d’olio.

Si conserva in frigo per qualche giorno.

Se volete conservare la sala un po’ più a lungo, mettete in una casseruola antiaderente (o acciaio doppio fondo) l’impasto amalgamato nel mixer (o nel mortaio) e fate cuocere per 20 minuti. Fate raffreddate e aggiungete il succo limone avanzato, salate e mescolate bene.

Mettete in barattoli di vetro, tappate e pastorizzate. Questa soluzione rende l’harissa molto simile a quella che si trova nei supermercati: una specie di concentrato di peperoncino.

Esistono anche altre varianti dell’harissa che si discostano dalla ricetta base principalmente per l’aggiunta di altre spezie e aromi.

Ad esempio potete provare questa:

Harissa 2 – ingredienti:

3 spicchi d’aglio
1 cucchiaino da te di semi di carvi
2 foglie di menta
olio extravergine d’oliva q.b.
250gr di peperoncini rossi piccanti
sale
1/2 cucchiaino di cumino
1 limone

 

Preparazione ricetta harissa:

1. Si procede allo stesso modo, amalgamando tutte gli aromi assieme.

2. Un’altra variante molto comune consiste nell’aggiungere qualche pomodoro maturo (privato dei semi) all’impasto base.

Marmellata di peperoncini

marmellata peperoncini e aceto balsamico

La marmellata di peperoncini piccanti è una tipica ricetta calabra. Viene usata per accompagnare formaggi stagionati, ricotta affumicata o formaggi freschi. La preparazione è molto semplice e veloce e vi darà dei risultati sorprendenti. Anche i vostri amici resteranno a bocca aperta :-)

Ingredienti

1,5 litri acqua
2,0 kg di mele rosse da sbucciare
350/400 ml di aceto di mele
350 gr di peperoncini piccanti
750/800 gr di zucchero per kg di polpa
la buccia e il succo di 1 limone biologico non trattato


Preparazione ricetta marmellata peperoncino:

1. Lavate accuratamente i peperoncini e privateli del picciolo verde e dei semi.

2. In una casseruola abbastanza campiente mettere l’acqua, le mele pulite a pezzettoni,il succo di limone, l’aceto e i peperoncini spezzettati. Generalmente utilizzo peperoncini cayenna e 1 Habanero perché il suo aroma fruttato si sposa bene con la base di mele. Se trovate la marmellata troppo piccante, la prossima volta sostituite parte dei peperoncini con peperoni dolci (sempre senza semi).

3. Far cuocere per 35/40 minuti a fuoco moderato mescolando di tanto in tanto facendo attenzione che il composto non si attacchi al fondo della pentola. Trascorso il tempo, scolare l’acqua in eccesso versando il contenuto in un colino rivestito internamente con uno straccio bianco (possibilmente di cotone e non lavato con detersivi).

4. Passare il composto con un passatutto così da eliminare la buccia dei peperoni. Rimettere al fuoco e aggiungere lo zucchero in proporzione (700/800 gr di zucchero per kg di polpa). Aggiungere la buccia del limone (solamente la parte gialla) ridotta in striscioline o pezzettini.

5. Cuocere a fuoco medio per 40/50 minuti mescolando di continuo. La marmellata non dovrà caramellare ma dovrà rimanere di un bel colore rosso. Trascorsi 30 min, vi consiglio di verificarne la consistenza mettendo un cucchiaino di marmellata su di un piattino. Se una volta raffreddata completamente la sua consisenza sarà nè troppo liquida, nè caramellata, togliete dal fuoco.

6. Invasate immediatamente in vasetti precedentemente sterilizzati. Chiudete con i tappi e capovolgete i vasetti. Lasciateli così fin quando non saranno freddi. Poi mettete  i vasetti in una pentola avvolgendoli con dei canovacci puliti (possibilmente cotone bianco) e copriteli di acqua fredda fino a 5 cm sopra l’ultimo vasetto. Fate bollire contando 15 minuti dal primo bollore. Trascorso il tempo, spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.

Conservare in luogo fresco, asciutto e al buio.

 

Un paio di considerazioni che vale la pena ricordare.

Prima di pulire i peperoncini vi consiglio vivamente di utilizzare un paio di guanti. Ricordate che le marmellate casalinghe non contengono conservanti e quindi si conservano solo pochi mesi (al massimo 12).

E’ assolutamente necessario avere a disposizione vasetti PULITI E STERILIZZATI.

Utilizzate SEMPRE tappi nuovi per la pastorizzazione.

Pulite accuratamente i bordi del vasetto prima di tapparli con uno straccio bagnato. Eviterete così che la marmellata rimanga fra la guarnizione del tappo e il vetro del vasetto, compromettendone la conservazione.

Nel momento in cui andrete a consumare la marmellata controllate che non ci siano muffe in superficie. In tal caso gettare il contenuto del vasetto. Le muffe che si formano in quesi casi non sono assolutamente commestibili (a differenza di quelle dei formaggi, ad esempio).
Alcune persone tolgono la muffa superficiale, ricuociono la marmellata con l’aggiunta di acqua, rimettono nel vasetto e pastorizzano di nuovo.
Non fatelo. Non è sicuro. Le temperature e gli strumenti di cottura casalinghi non garantiscono in nessun modo che le muffe vengano eliminate del tutto.

7 anni …

Sono passati quasi 7 anni da quando sono stato contagiato definitivamente dalla passione per i peperocini piccanti.

Ho iniziato il mio percorso di ‘maturazione’ durante uno dei miei viaggi in nord Africa (Tunisia, per la precisione) attorno al 1996. La mia curiosità mi portó ad assaggiare una strana salsa dal colore rosso fuoco e dall’aspetto per niente rassicurante che veniva consumata dai tunisini in quantità pressocchè industriali.

Era la temibile Harissa, un mix di ….. olo d’oliva, aglio e peperoncino.
Ricordo di aver avuto una reazione fantozziana dopo il primo assaggio!

Ed è da lì che è nata la mia passione.

Inutile dire che da quel viaggio sono tornato profondamete cambiato (almeno per quanto riguarda le mie abitudini in fatto di piccantezza) e con una scorta di Harissa in valigia da far impallidire ;-)

Da quel giorno, ogni volta che sono tornato a far visita ad un paese del Nord Africa sono sempre tornato a casa con una bella scorta di materiale esplosivo … e chiunque dei miei conoscenti avesse paventato solo l’idea di visitare, era obbligato a portare indietro spezie, peperoncini e harissa.

La vera svolta, però, è avvenuta nel 2004 quando, a cena da un amico, ho assaggiato quello che per me sarebbe diventato il re, il migliore: un Habanero Chocolate!

Non è facile dimenticare il primo morso dato e il primo morso ricevuto da un Habanero.
È come il primo amore, non si scorda mai.

Cosí, da quel giorno, ho deciso di coltivare nel mio orticello queste piate meravigliose!

E come ogni anno, immancabilmente, fra febbraio e marzo si ripete il ‘rituale’ della semina … e visto che in giro si dice che nel 2012  ci sarà la fine del mondo, perché negarmi questa ultima gioia?

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